Chi Sono

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Libero ricercatore di Scienza dello Spirito, l’Antroposofia fondata da Rudolf Steiner. Unisce il rigore dell’indagine scientifica della natura alla comprensione del mondo dell’anima e dello spirito, nell’uomo e nel Cosmo.

Io abito quel corpo che chiamano Giorgio Tarditi Spagnoli.

La mia è una lunga storia che comincia con una storia ancora più lunga, la storia dell’evoluzione. Da bambino, infatti, non riuscivo ad addormentarmi se non ascoltando le gesta degli esseri che ci hanno preceduti su questa Terra ci hanno preceduto, figure che sentivo più vicine perfino dei miei nonni.

Le mie attività

È Naturopata, Floriterapeuta, Pranoterapeuta e Counselor. Ha conseguito la laurea in Scienze Naturali e il dottorato in Scienze della Formazione, in Psicologia Archetipale ed Evoluzione.

Settenni

Primo Settennio: corpo fisico – Luna

Così, mia madre, sperando bastassero soli cinque minuti, si affannava a raccontare dei 500 milioni di anni di evoluzione che precedevano il mio addormentarsi: la “conquista delle terre emerse” o di come i pesci polmonati, di pinna in pinna puntellando, misero zampa sulla terraferma. Niente rospi che diventavano principi per me, bensì pesci che diventavano, per così dire, rospi.
Così passavano le ore, forse mia madre s’addormentava prima di me, non ricordo. Ricordo però che sviluppai un senso per la storia delle cose: “Da dove viene? Dove va?” erano la mie domande, tutto ciò che esisteva nell’oggi di allora doveva aver avuto un’esistenza passata, qualcuno lo aveva chiamato per nome.
Sempre un po’ in disparte, mi piaceva pensare. Mi fingevo animale per gioco, costruivo i miei mondi di idee a partire dalla natura. Ad ogni cosa un nome, ad ogni nome un passato. Scoprii poi che quello che pensavo poteva essere messo su un foglio. Un disegno di ciò che non c’è, un’idea che diviene segno. E cominciai a disegnare, tutti i giorni, tutto il giorno. Parlavo con il foglio e facevo il verso ai miei disegni, mi fingevo idea per davvero.

Secondo Settennio: corpo eterico – Mercurio

Venne poi il momento della scuola elementare, momento in cui dissi a mia madre “Non ho tempo per la scuola devo fare tante cose”. Ovviamente dovetti desistere. D’altronde non molto tempo prima avevo chiesto espressamente che mai si dovesse fare da grandi per studiare la natura, e quando mia madre disse “scienze naturali” io decisi che era ciò che avrei fatto. Così, per passare il tempo, continuai a disegnare finché non arrivò la fine delle elementari. Passarono le recite stentate, passarono le feste della mamma e ancor di più quelle del papà. Passò l’esame di quinta elementare e vennero le medie.
Le tanto odiate medie, dell’età di mezzo, piena di se e di ma almeno tanto quanto le fosse. Non che fossi un ribelle, anzi, troppo timido per sapere che dire, troppo interessato ad un mondo altro; rischiai d’essere bocciato. La professoressa di musica aveva perfino chiesto, non senza un po’ di malizia, se fossi poi “normale”. Così, la paura di rimanere ancora più a lungo in quelle “medie” mi fece riprendere, diventai “normale” e iniziai la mia personale evoluzione. Già dalle medie amavo discorrere di teologia con la mia insegnante di ripetizioni di latino, Roberta, che era anche teologa. Ed è lei che con ariosa apertura mentale, ma non senza qualche avvertimento, mi consigliò le prime letture esoteriche. Cominciai dall’alchimia.

Terzo Settennio: corpo astrale – Venere

Il liceo divenne una terra di scoperte, una gara in cui da superare c’ero solo io stesso. Mi piacevano le cose belle e la vista del bello mi ispirava ancora di più a pensare il bello: ricercavo nell’estetica della natura quell’ideale romantico del raggiungimento dell’infinito attraverso la conoscenza. Proseguì nella conoscenza dell’esoterismo, a cui aggiunsi l’angelologia e la demonologia, con alcune spruzzate di teosofia. Poi, il momento della scelta: alla fine del liceo la professoressa di biologia, Fausta, mi disse “Segui la tua strada, fa biologia” e quella di italiano, Natalina, seguì “Fa lettere, coltiva la scrittura”. Mantenni la promessa che m’ero fatto da bambino: Scienze naturali, a Genova.

Quarto Settennio: anima senziente – Sole I

Sentivo già mancare qualcosa. All’epoca ciò che conoscevo della scienza naturale lottava con ciò che sentivo come necessità spirituale. Facevano a pugni mentre io volevo facessero pace. E così, perso in quelle alte sfere di pensiero, il mio mondo diventò sempre più fatto di idee e sempre meno di realtà, sempre più pensare e non fare, tanto che non riuscii più a disegnare. Non riuscivo più a passare dalla mente al foglio, come nulla fosse. L’adolescente mite che ero appena stato, mi aveva lasciato interrotto. Non sapevo come fare, non sapevo come dire. Come il bruco che diviene immobile crisalide.
Ma ciò che viene a mancare torna in una nuova forma se sappiamo riconoscerlo. Incontrai così un anziano professore, il suo nome è Michele Sarà. Studiava le spugne, quei primitivi animali marini in grado di filtrare l’acqua per ricavarne impercettibile nutrimento, ma non s’esauriva in ciò. Studiava da una vita filosofia e religioni, ed era pieno di un’immensa spiritualità. L’anziano professore mi volle conoscere meglio e mi invitò a discorrere, ogni sette giorni, della natura interiore ed esteriore, dell’uomo. Le settimane passarono e mi feci semplice per mettermi in discussione, divenni spugna per lui. Rimasi tre anni tra i flutti delle sue idee, a metabolizzare quel nutrimento.
Fu l’individualità che viveva in Michele a introdurmi alla scienza dello spirito, compensando così la mia conoscenza naturale con quella spirituale. Michele mi presentò Rudolf Steiner. Ed egli arrivò nella mia vita come una rivoluzione: ora vedevo la scienza naturale seppellire l’ascia di guerra e porgere una mano alla scienza dello spirito, che dal canto suo aveva smesso di svolazzare per i cieli e si era posata con i piedi a Terra! Mi laureai e lui se ne andò dal piano fisico, le ceneri sparse nel mare. Come un brodo primordiale di parole, le idee che provenivano dalla natura e dallo spirito, si aggregarono e concatenarono, divennero versi, poesia. Alle cascate di poesie seguirono le storie brevi ed esperimenti di scrittura: trasformare parole a caso in storia, trasformare i sogni in storia.

Quarto Settennio: anima razionale – Sole II

Mi trasferii a Milano e lì decisi di provare un nuovo genere di scrittura: mi gettai nella comunicazione della scienza, con dei saggi brevi e nello scrivere un romanzo. Lo completai appena prima di partire per continuare la “carriera” a Londra. All’apice del mio sogno, m’accorsi d’essermi trasformato: la metamorfosi era completa. La mia vecchia infanzia era morta, tra le sue spoglie, un nuovo bambino era nato, più grande conscio dell’arte e della natura, e il cui sogno è comunicare. Sia essa poesia, romanzo o la scienza naturale coniugata alla scienza dello spirito. In questo spirito, la nostra Arte e la Natura celebrarono le Nozze Chimiche.
Vissi nuovamente tre anni a Milano, procedendo nel così il dottorato in Scienze della Formazione, anche in ambito accademico volli unire ciò che viveva nella mia anima, gli archetipi universali dell’uomo, con ciò che era nel mondo della Natura, che è la madre terrena degli archetipi stessi. Dovevo però trovare un mezzo che fosse compreso dall’accademia, per evitare che il mio messaggio venisse frainteso e rifiutato. Ecco venirmi incontro la psicologia di Jung insieme alla biologia evoluzionistica, così che si potesse unire l’elemento animico dell’evoluzione umana a quello fisico dell’evoluzione della vita sulla Terra. E fu così che fu possibile unire di nuovo l’aspetto animico e quello fisico. Alla fine della tesi mi spingevo anche oltre, accennato a ciò che ancora rimaneva da unire: l’elemento spirituale. Ecco dunque che il bocciolo era formato, la corolla con i suoi petali ben ripiegati a formare il nuovo nucleo della vita a venire. Mancava ancora quella lancia di luce che dall’alto potesse chiamare i petali a dispiegarsi in fiore…

Quinto Settennio: anima cosciente – Sole III

Quando compresi che il mondo accademico poteva solo cominciare ad accettare l’idea dell’unione psicosomatica tanto del mondo che dell’uomo, realizzai che la via da intraprendere per raccogliere la luce dello spirito nel fiore che avevo fino a quel momento coltivato, era uscire nel mondo ad agire. Ecco che la luce cominciò a penetrare nel fiore, per un atto di sacrificio. Fu così che diverse altre anime mi vennero incontro, ognuna offrendomi i suoi fino ad allora inaspettati doni: la cure naturali, la Naturopatia, i Fiori di Bach, il Counseling, la Pranoterapia mi vennero incontro attraverso personalità del destino, che me li trasmisero in modo vivente. Erano sì pratiche moderne, che pure avevano inaspettati antecedenti in quei Filosofi della Natura, saggi e terapeuti, che si cimentavano nell’antichissima Arte Regia dell’alchimia, tanto fisica che spirituale.
Ecco la metamorfosi che attendevo, tutti metodi le persone di oggi ricercavano per ritrovare la propria armonia tanto esteriore che interiore attendevano solo di essere infusi con la conoscenza che fino a quel momento avevo ben coscientemente intessuto nella mia anima: quando la Scienza dello Spirito incontra la Saggezza della Natura, ecco che le moderne pratiche trovano la loro ragione nel mondo delle cause spirituali, il tutto nella compartecipazione della coscienza. Ecco che la via naturale delle discipline olistiche divenne una via percorribile grazie alla bussola della Scienza dello Spirito. Le discipline olistiche che fino a quel momento mi parevano utili seppur incomplete, erano ora nobilitate dalla comprensione dell’Antroposofia. Fu allora che riconobbi il fiore che avevo fino a quel momento così delicatamente coltivato, contro tutte le forze contrarie, siano queste la tempesta o il terremoto: la Rosa sulla Croce.